Anna Cappelli, falò d’assurdo amore

La bella cornice della Sala A2A del Teatro Franco Parenti è perfetta per ospitare la scenografia di Anna Cappelli, monologo dell’acclamato e rimpianto talento della drammaturgia napoletana Annibale Ruccello. La pièce rappresenta l’ultimo lavoro del drammaturgo, poi scomparso prematuramente a soli 30 anni nel 1986. In scena, mattatrice c’è Valentina Picello, interprete all’apice di una carriera che con il premio ottenuto quest’anno (l’ultimo di una lunga serie) – quello di Miglior Attrice Premio della Critica 2025 ANCT, Associazione Nazionale Critici di Teatro –, anche per lo spettacolo in questione, dimostra di essere una grande realtà del teatro italiano. 

A guidarla in scena – una scena materica e beckettiana, con della terra sparsa dappertutto con sopra alcuni oggetti abbandonati come reliquie o cascami, un frigo, una lavatrice, a creare una dimensione onirica, metatemporale e di abbandono – c’è Claudio Tolcachir che aveva già diretto la Picello in Edificio 3, visto allo Strehler nel 2021, pièce corale totalmente diversa da questa.

L’attrice, vestita con un vestitino leggero che presto verrà accantonato, accoglie gli spettatori già in scena, impegnata in un finto dialogo con sfumature comiche col pubblico, che dura fino a quando si spengono le luci e comincia il racconto vero e proprio. Anna Cappelli racconta la sua vita, condita da sfortune e ambizioni sfumate, interpretando finti sketch in cui parla con la padrona di casa, con i vicini, con Tonino, l’amato, in un vortice di pensieri e esternazioni che si fondono tra loro, fino al precipizio nella follia antropofaga. La chiave dell’interpretazione di Picello è sfumare gli accenti tragici facendo vibrare quelli dimessi quotidiani, un po’ alla Daria Deflorian. Assai diversa dalle movenze di Maria Paiato, in scena con la stessa pièce al Piccolo Teatro nel 2012, all’epoca diretta da Pierpaolo Sepe: più ieratica e spettrale.

Qui invece sono il quotidiano e la normalità a regnare, appunto. Picello per più di metà della pièce non sembra tanto “matta” quanto stramba, e nemmeno una grande eroina passionale, in fondo. Sembra non prendersi troppo sul serio, in una maschera autoironica che diverte ma toglie anche pathos alla vicenda. A volte, sembra quasi che Picello-Cappelli sia in scena in una seduta psicoanalitica, e questo forse per proteggere il finale, dove erutta il delirio passionale. In particolare, ci sono momenti – fulminei – in cui l’attrice riesce a far vibrare la scena con un semplice sguardo, una lieve torsione del corpo, un cambio di registro che sorprende l’attenzione dello spettatore, bravissima a muovere lo spazio con una gestualità scarna.

“Al servizio di questo gioiello teatrale, Valentina Picello. La sua sensibilità, la sua immaginazione e l’infinita delicatezza del suo humor danno a questo testo una impronta unica e piena di aria fresca. Una proposta molto netta: questa donna, il pubblico, e la vita in mezzo a loro. Lo humor e la tragedia mischiati. Quel sorriso doloroso che ci attraversa e non ci lascia indifferenti”, scrive Tolcachir nelle note di regia.

Tuttavia, la macchina drammaturgica non sempre contribuisce a sostenere la verve poliedrica dell’interprete: la regia di Claudio Tolcachir – colta e con buone intenzioni – lascia la scena troppo statica, come se tutto fosse già palesato nella scenografia (che allude al teatro dell’assurdo). Si ha la sensazione che, in certi momenti, l’energia interna trasmessa da Picello non trovi lo sbocco dinamico che meriterebbe, come se fosse prigioniera dell’habitat di scena, un po’ alla Winnie di “Giorni felici”. Così, alcuni frammenti – pur recitati con forza – rimangono come “incorniciati” anziché abitati fino in fondo.

ANNA CAPPELLI
di Annibale Ruccello
con Valentina Picello
regia Claudio Tolcachir
scena Cosimo Ferrigolo
luci Fabio Bozzetta

Assistente alla regia Leone Paragnani  
Direttore di scena Gianluca Tomasella
Sarta Benedetta Nicoletti
Video trailer Martina Selva
Foto di scena Luigi Angelucci

Produzione Carnezzeria

In coproduzione con Teatri di Bari, Teatro di Roma – Teatro Nazionale In collaborazione con AMAT & Teatri di Pesaro per RAM – Residenze Artistiche Marchigiane

Distribuzione Aldo Miguel Grompone, Roma